Mostre
27.7.2012. - 15.8.2012.
crkva sv. Tome
mostra personale: Milan Brkić - Rino Efendić
La mostra HIT (SUCCESSO) è stata intitolata così in base alla videoperformance collettiva di Rino Efendić, Milan Brkić i Nikša Dulčić, la quale, con la sua atmosfera spettrale, evoca la percezione complessiva che gli artisti hanno del mondo reale. Il titolo HIT, sia che voglia significare colpo o successo, a dire il vero è una minaccia particolare. Il suono nella performance, strepitio di armi fredde e musica di associazioni musulmane e cattoliche, suggerisce il conflitto. La gerarchia e i rapporti fra i personaggi, il rapporto dei personaggi con il pubblico e l’azione lenta non identificata, è l’amalgama della minaccia spettrale del conflitto, l’incertezza dell’evento, e lo spazio ristretto in cui si svolge l’azione, tutto evoca le situazioni e i sentimenti della vita quotidiana. Il riflesso della luce alla fine della performance va interpretato come l’ultimatum per l’azione, ora o mai più.
In tale atmosfera hanno avuto origine anche tutte le altre opere di questa mostra.
Rino Efendić e Milan Brkić sono, già da anni, l’asse della scena spalatina. Non cito a caso la denominazione scena spalatina. Infatti, nel periodo in cui a Spalato non esisteva l’Accademia artistica UMAS e artisti che vivevano in città durante tutto l’anno, l’atmosfera era al quanto diversa di quella attuale, e l’atmosfera in città aveva un carattere più significativo di collettivismo, e loro due così non erano soli, bensì con una certa sinergia locale erano diventati lo “spiritus movens”, un organismo che dava senso a tutto, accanto all’importanza individuale di singoli artisti.
Rino Efendić, più famoso come fotografo riprende luoghi impercettibili e azioni assurde dell’ambiente locale, analogamente alla fotografia in bianco e nero, con questa mostra presenta fotografie che hanno due importanti caratteristiche. Una, annota l’assurdo già da tempo anche con la fotografia elettronica, ora spostato maggiormente verso la patologia sociale, e la seconda, annota le opere del collettivo QUARTIERE, di cui è egli stesso uno dei protagonisti.
Il QUARTIERE è l’associazione che crea le azioni, le mostre e gli eventi connessi alla cosiddetta comunità locale, e reagisce, commenta ed agisce similmente all’attivismo, probabilmente come la prima associazione croata che ritiratasi consciamente al margine, ha fatto del margine il centro. Così parte delle fotografie di Efendić esposte alla mostra riporta le azioni dell’associazione che creano i luoghi che dovrebbero sfuggire ad ognuno in maniera inosservata. In breve, gli autori riuniti in seno al QUARTIERE ora creano ciò che Rino aveva indagato precedentemente con la sua macchina fotografica. Penso che pochi fotografi nella storia hanno avuto un così forte influsso sull’ambiente.
Il QUARTIERE agisce ed ha agito composto da Boris Šitum, Milan Brkić e Rino Efendić. Accanto a loro ci sono Duška Boban, Marin Zorić, Luka Duplančić, Željko Marović, e gli ospiti: Slaven Tolj, Boris Cvjetanović, Marko Marković, Ilija e un chicco di grano, e le loro opere, installazioni, opere acustiche, concerti, dipinti, sculture ... hanno avuto origine con la partecipazione di un notevole numero di gente del circondario.
Milan Brkić (Gospić, 1954) si presenta alla mostra con oggetti-immagini fatti di una serie di scatole di fiammiferi su cui sono scritti digitalmente dei pittogrammi e i testi d’avvertimento che appartengono loro. “Mediarte: Critica dello stato croato e del mondo; qualsiasi famiglia, musica senza graticole, amore senza coltello, denominazione inutile – minoranze nazionali, vita indipendente dal lavoro, capitalismo Africa, formula.”
Nella sua dichiarazione relativa alle opere Brkić enumera i temi e il contesto che danno origine alle opere, e le opere stesse, anche per il materiale con cui sono eseguite e per l’atteggiamento che introducono nella galleria, indicano la miseria del contesto sociale in cui questa mostra si svolge: l’immoralità, l’indecenza, l’avidità, il conservatorismo, l’ipocrisia, costutività negativa dello Stato, la fanghiglia corporativa e la penuria di danaro.
Janka Vukmir
Biografia
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