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12.6.2010 - 5.7.2010
Museo civico (Piccola Galleria)
mostra personale: Jasna Bogdanovic, SOGNI FRATTALI / ISOLA DI BUSI / BISEVO

Zavičajni muzej Grada Rovinja
Jasna Bogdanović
SOGNI FRATTALI / ISOLA DI BUSI / BIŠEVO
Ognipresenza di mutamenti e Amore e morte
Jasna Bogdanović entra nel profondo illusionismo delle sequenze frattali del ciclo Ognipresenza di mutamenti e Amore e morte nel 2005. Dal suo spazio scultoreo affronta il mondo dell’immagine, ne conquista la superficie e il rapporto frontale come luogo in cui – inserendo l’apparenza dello spazio, l’apparenza della luce, l’apparenza dell’ambiguità del tempo e dello spazio – nidifica la sua immaginazione. L’accordo dell’interpretazione cerca il legame con la continuità, il punto di mutamento fra questi due media e modi a cui Jasna aderisce, e siccome, almeno nel primo impatto – formale o letterale – non li troviamo, diremmo che questo passo in avanti e questa traslazione non è provocata da alcuna cosa. Contemporaneamente questo nuovo illusionismo dell’immagine è pregno, espresso con maturità, strutturato in maniera complessa e dà l’impressione come se il suo intuito si fosse manifestato in qualche altro spazio parallelo, dove si è sviluppato come un processo a parte della sedimentazione di un nuovo orizzonte d’osservazione di un paesaggio sconosciuto.  In parte anche ciò è vero. I sogni frattali di Jasna hanno origine nella censura del suo operato scultoreo – quello organico e quello postminimalistico e costruttivo – tuttavia, uno non sostituisce l’altro, non possiamo parlare di congruenza o complementarietà, perché non vediamo che si sostengono l’un l’altro né è necessario che si sostengano. Vivono i loro decorsi autonomi in punti che si tangono e si scostano. Jasna aderisce al campo d’attività definito dall’altezza, dalla larghezza e dalla profondità occupate dallo spazio del corpo scultoreo con superfici tattili che hanno una propria natura e temperatura, con riflessi di luce fuori dalle dimensioni misurabili e nella suggestione che quello che vediamo esiste. Dall’esperienza viva diretta – nelle coordinate temporali e ambientali in cui stiamo noi stessi – i suoi quadri ci introducono nel mondo analogico delle costruzioni e proiezioni virtuali.
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Tuttavia, ci ha offerto due chiavi di lettura di questi cicli la cui essenza poetica e i cui procedimenti stanno nella matrice trascritta a memoria. La prima è di natura morfologica. Infatti, collocando a Rovigno per la prima volta due delle sue sculture Lo spazio della contemplazione  e  Il pensiero tonico nell’ambiente dei segni pittorici onirici ed ermetici, ci scopre, nei riflessi speculari dell’inox  posto in tutto il loro perimetro e lungo il loro bordo, l’estensione dell’evento che tocca direttamente lo spazio allusivo dell’immagine. Si tratta dei loro riflessi e dei riflessi del “vicinato”, dei riflessi del pieno e del vuoto, dei riflessi degli ostacoli e dello spleen atmosferico che impostano la formazione caledoiscopica dei frattali dell’ambiente. Create in tale maniera, le illusioni instabili, platoniche, mimetiche sono inafferrabili  e tanto è irraggiungibile anche l’uscita dal labirinto come percezione del mondo in cui non discerne il sogno dalla veglia e l’allucinazione dalla realtà.
La seconda chiave di lettura sta nell’impulso che, come rileva l’autrice, si manifesta in piena notte. Lo riconosciamo nel momento dell’interruzione dei confini fra sogno e veglia, quando dinnanzi all’immaginazione desta e alla memoria sveglia si compenetrano le imprecisioni tratte dal mondo dei sogni. Sono senza fattografia e contorni, in presentimenti che appartengono all’essere interiore solingo ed agitato. Ci rimangono incomprensibili e non conosciamo la loro origine. Difficilmente diamo un nome a questi presentimenti e difficilmente li riconosciamo. Appartengono al subcosciente e si manifestano nell’alta marea dell’insonnia dai cui angoli e pieghe offuscate appaiono frattali di immagini incomplete e complicate. Nel trasferimento metaforico Jasna dà loro il nome di un’isola dell’arcipelago di Lissa / Vis – dell’isola di Busi / Biševo. Si tratta della metafora del rifugio mnemorico delle immagini assimilate dallo sguardo infantile, dalle vedute costiere degli scogli dell’isola e dalle sbirciate che penetrano nel seno delle sue grotte, rinnovando l’epifania della luce sulla superficie del suo mare interno. Parla del risentimento dell’indisposizione e dell’estasi, vuole rimarginare ciò che non si può lenire – il desiderio diurno e la bramosia notturna.
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L’ immagine di Jasmina è la ricostruzione di ciò che non può essere ricostruito. Il simulacro che mai ha potuto e mai potrà diventare parte della realtà, ma ci garantisce sia l’uno che l’altro – che ci sia stato e che esista. Possiede referenze di esistenza (forma e proprietà), ma non  materialità, ha un orizzonte, ma non ha gravitazione, ha colore, ma non è nella natura della forma, ha forma, ma non le possiamo dare un nome, ha luce, ma è lunare e notturna ... appena riflesso della luce dalla parte soleggiata e sveglia del mondo. Ha il capriccio del gioco e la serietà dell’enigma. Assomiglia ad un paesaggio, alla natura morta, ad un giaciglio scomodo, ad una foglia o ad un fiore, ad un vestito tagliato, ad un foglio portato via dal vento, ad un uccello schiacciato, al corredo dei samurai, a cuciture disfatte, ad origami scomposti ... Le forme stanno in un’ambiente iperreale, sono sospesi sopra e scivolano sotto i postulati euclidei che si trovano nella trama come verticali, orizzontali e diagonali che portano ciò che non si può portare. L’irrazionale e il razionale  - il caldo e il freddo – vivono contemporaneamente e completamente inaccessibili l’un l’altro – come l’amore e la morte. Come il rosso che è un colore primario, attraente e sfuggevole, il nero come indistinto e che contiene tutto, il bianco come appena nato e intatto, l’azzurro come il cielo o il mare increspato – la maggiore metafora e una grande vacuità.
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Scoprendo il procédé in cui hanno origine le formazioni oniriche frattali, Jasna ci scopre l’antidoto e la terapia con le loro inquietanti impetuosità prorompenti. La ricostruzione e il risanamento come possibilità di scostarli da sé stessa e di condurli dall’interno alla luce del giorno. La base è formata da piccoli schizzi composti mettendo fra le dita carta di giornale modellata e sgualcita, foglietti, filamenti, pagliuzze che cercano il loro posto intuitivamente e nelle incitazioni interiori diventando elementi. Anche i topos dell’immagine che non è anticipata, non ha una sua proiezione immaginativa né un modello, ma deve essere appena scoperta. La struttura combinatoria della composizione, del motaggio, dello spostamento, del collage e del riciclaggio è infinita e assomiglia ad un gioco che non può avere fine. La fine del processo non è determinata neanche dalla ripresa digitale e dall’ingrandimento – il trasferimento dalla dimensione spaziale a quella bidimensionale – che formalmente dovrebbe fermare lo stato d’inquietudine delle piccolissime particelle mobili come soluzione ideale ed essendo soggetta alla soddisfazione delle contingenze, Jasna interviene ancora una volta con gesti pittorici e da disegnatrice.
Sono indotti da due fonti. La prima che arriva con l’automatismo dell’indispensabilità interiore e la seconda che assume il controllo in stato di veglia.
In tutte queste trasformazioni e situazioni di mutamento nei quadri di Jasna risiedono tuttavia forme elementari e direi primarie che con la loro caparbia presenza assumono il livello di morfemi simbolici, e proprio questi, nell’interpretazione di questi cicli, richiameranno i termini dello psichismo empatico che ha carattere comune e che è iscritto nella matrice collettiva archetipica dell’eros dello spirito assolutamente indescrivibile.

Margarita Sveštarov Šimat

Biografia

Zavičajni muzej Grada Rovinja

Voćarsko naselje 102, 10000 Zagreb
Gsm: +385(0) 98 260 185

jasna.bogdanovic@zg.t-com.hr


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