Mostre
26.9.2009 - 25.10.2009
Museo civico (Piccola Galleria)
mostra personale: Marijan Molnar
Sin dal momento in cui Marijan Molnar prese coscienza dei suoi inizi d’autore ha seguito i fenomeni artistici dominanti, i cambiamenti di stile, le nuove tendenze, attitudini, problemi, temi, metodi e processi del suo tempo, e l’ha fatto veramente come un partecipante rilevante di tutti questi movimenti e correnti che – come risultato delle accettazioni proverbiali delle tendenze globali – intaccano tradizionalmente anche la nostra arte. Al pari di alcuni altri nostri pittori della sua età, anche Molnar durante gli studi si cimenta nell’informale che anche nei tardi anni ’70 è il punto di partenza dei nostri giovani pittori, e trova sostegno anche nella poetica dei tardi modernisti europei come Dubiffet, Klein, Manzoni, Castelani... Poi, con conseguimenti rispettabili si cimenta in opere-fotografie che documentano i procedimenti e i processi delle ricerche linguistiche, realizzando anche una serie di azioni il cui fine era quello di “indagare la posizione e il carattere dell’arte e dell’opera d’arte nelle condizioni della loro reale contestualizzazione sociale” (Marijan Špoljar).
Nella letteratura è stato già da tempo impostato ad un alto livello ciò che Molnar aveva conseguito verso la fine degli anni ’70 nella pittura analitica, processuale e primaria. Procedendo a salti, all’inizio dei postmodernistici anni ’80 – nel periodo della cosiddetta nuova immagine – si orienta verso il discorso espressivo, narrativo e simbilico, verso la prassi dei processi pittorici rinnovati, lasciando un’intrigante produzione impregnata di enigma, umore mistico e metafisico. Realizzata regolarmente in determinate successioni, spesso anche in forma di dittico o addirittura di installazione. Nella nostra transavanguardia, la sua variante della nuova immagine era più vicina al suo polo indagatore (cui appartenevano anche Željko Kipke e il gruppo belgradese Alter Imago) che al polo più numeroso, tendente però a soluzioni attrattive e civettuole compiute scaturite dal “piacere di dipingere”. Nella prima morfologia di Molnar, l’avventura della nuova immagine è senz’altro la più originale e documenta la sua alta ascesa pittorica.
Da tendenza a tendenza Molnar è sempre più sovrano nella sua ricezione, riconosce ottimamente le proprietà, gli stimoli e i limiti della tendenza, riesce a rintracciare quello che corrisponde nel migliore dei modi al suo carattere pittorico, perciò diventa un partecipante sempre più concorrente ed osservato dell’effervescenza sulla vivace e dinamica scena artistica di quel tempo.
È autore di innumerevoli opere "site specific" e "on line". Le sue opere spesso si connettono reciprocamente, formando ampie unità e cicli tematici. Sia indagando sulla posizione delle minoranze, altro tema del margine ed emarginazione sociale, sulla percezione dei rapporti globali o sull’identità, Molnar fa nuovamente uso del potenziale dell’ “anonimato” indagando sul genus loci della cultura locale e dell’ambiente sociale. Sin dall’inizio si distinse dai gruppi di concettualisti e postconcettualisti, dove i critici l’avevano poi collocato, per il fatto di cercare di tenersi al limite dell’orientamento originario dei suoi colleghi. È evidente nella scelta dei suoi temi ed ambienti, fra i quali il più riconoscibile è il motivo emblematico che si ripete di continuo, il suo paese natio Reka presso Koprivnica.
Sinceramente, è diventato un nome famoso della nostra arte negli anni ’90, grazie alle azioni, agli splendidi ambienti, alle attrattive rappresentazioni multimediali ..., parte dei quali vengono esposti anche in questa mostra Marijan Molnar, 1998-2008 Rassegna dell’attività, dove vengono presentate singole opere significative per la sua morfologia, appartenenti ai progetti compiuti nei media del video, della fotografia, degli oggetti e delle installazioni. Una parte significativa di ciò che Molnar ha creato è qui presente anche in forma di documentazione supplementare.
Riteniamo che si tratti di uno dei nostri artisti più persuasivi e suggestivi, la cui occultazione, e ancor di più la superficialità della nostra istituzione dei critici e conservatori museali, ai quali sempre più di frequente sfuggono fatti e fenomeni importanti e sono ammaliati da valori efimeri, rallenta la ricezione dei sui sforzi.
Concentrandosi sull’angusto ambiente rurale per niente specifico della natia Reka, sul modello banale e antieroico della sua esistenza – raccontando vicende, riminescenze e preoccupazioni intime, immergendosi nel motivo della famiglia, della casa, dell’ambiente e del tempo in cui è cresciuto – con opere esigenti per la ricezione e splendidi risultati, Molnar riesce ostinatamente a raccontare anche in seguito molto del significato generale, a riesaminare l’importanza del significato contestuale, primario e secondario, a rovistare il rapporto fra particolare e generale, personale e pubblico, razionale ed irrazionale, banale ed artistico ... e in fine a stendere anche il commento del destino dell’arte e della sua ricezione nella nostra civiltà.
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Uno degli aspetti più significativi dell’opera di Molnar è l’espansione e la mancata conservazione dei suoi lavori o cicli, quindi il fatto che tutti i suoi progetti si rivitalizzano e stratificano, si integrano nella rete dei media, dei motivi e dei significati. La genesi creativa di Molnar è ricca e nasce in modo da trasferire in ogni nuovo ciclo parte dei problemi di quello precedente o delle mostre precedenti, insiemi di problemi, che ammucchia ed incatena in determinati blocchi, affinché quelli - esigenti, difficili da risolvere – non si sparpaglino ed espangano troppo. Qui riconosciamo il desiderio di riassumere, riepilogare le esperienze e il tentativo di instaurare ad una determinata distanza il rapporto verso le opere meno recenti, in un modo che non è sentimentale, ma produttivo. “Inoltre, beninteso, i significati originali di un singolo frammento rimangono intatti, ma l’insieme si rende palese in conclusioni contestualmente mutate”, ha scritto molto tempo fa Marijan Špoljar.
Ogni nuovo ciclo – salvo i viatici sottoforma di vecchia connessione del problema – introducendo nuovi problemi, più o meno complementari a quelli esistenti, traccia una nuova prospettiva di quella scrittura artistica intrigante e senza compromessi. Parte oppure anche tutte le connessioni dei problemi delle mostre precedenti spesso entrano in contesti e smembramenti più complicati e più ampi, perciò le idee e i prosedei delle opere meno recenti nella maggior parte dei casi si rivitalizzano con nuove realizzazioni. In tal maniera Molnar regolarmente trova sempre nuove prospettive per la continua autodifesa della sua morfologia. Esamina l’espansione delle sue opere anche ripetendo certi progetti e il risultato è l’espansione reticolata.
La rete di costellazioni dei problemi enigmatici e mentalmente complessi di Molnar in fondo assomiglia moltissimo alla rete d’inclusione del computer e i suoi insiemi di problemi si presentano in genere come dualità, doppiature e bisensi, bipolarismi, opposizioni ed ambivalenze: caldo-freddo, luminoso-oscuro, originale-creato, pubblico-privato, personale-sociale, interno-esterno, prima-dopo, anonimo-famoso, razionale-intuittivo, singolare-generale, passione-purificazione, accentuazione-estensione, edificazione-demolizione, aperto-chiuso, pieno-vuoto, fugacità-eternità, esibito-non esibito...
L’idea della rete appare anche nelle opere più recenti e si collega al tentativo di creare un nuovo rapporto reciproco tra il partecipante e l’osservatore, di determinare la loro posizione in corrispondenza alla nuova situazione che si pone la domanda del “soggetto” e anche le domande inerenti alla dimensione temporale, che per Molnar primariamente si manifestano attraverso la prassi della ripetizione ovvero attraverso quello che viene eseguito per la “seconda volta” e il fenomeno della differenza che ne scaturisce. Questo aspetto temporale è stato per Molnar stimolativo già nelle prime opere di carattere processuale nel senso dell’idea del decorso, dello sviluppo, ecc. (ciclo Fuoco, Pasto quotidiano dell’artista, ecc.), ma allora acquisisce un nuovo colore.
La realizzazione della rete è in armonia anche con le riflessioni di Molnar sulla necessità di stabilire un nuovo rapporto fra lui come autore e il ricettore: scambiando le loro posizioni e moltiplicando i punti e gli aspetti di influsso e giudizio sparisce la posizione dominante di potere e supremazia del soggetto e di passività dell’oggetto. Molnar destina al ricettore una partecipazione più attiva nel recepire i suoi sforzi artistici e questa relazione nell’opera è sottolineata in modo particolare dal tema dei testimoni, sempre presente nell’opera di Molnar, e precisamente attraverso l’accatastamento della rete nel senso che i testimoni osservano i testimoni.
Tutti i segmenti di Molnar delle sue esibizioni atistiche sempre ambiziose narrano storie banali che, da un punto di vista formale, si dibattono in contesti non artistici, ma – a livelli superiori e più sofisticati e nelle installazioni in cui si leggono – queste storie sono parafrasi dei progetti artistici.
Anzi, questo è soltanto uno dei modi possibili di lettura dello sforzo artistico di Molnar per scoprire quelli esigenti, ma nel contempo semanticamente incompleti, non saturi e aperti a varie interpretazioni, che nuovamente affermano Molnar come uno dei nostri autori artistici veramente più intriganti.
Ivica Župan
Biografia
marijanmolnar@inet.hr |
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