Mostre
9.8.2009 - 9.8.2009
via Grisia
mostra collettiva all' aperto: Grisia 2009
Nella mostra "GRISIA 2009" hanno partecipano 232 espositori (21 bimbi; 15 studenti; 131 Artisti autodidati e 65 Artisti laureati)
PREMI Grisia 2009
La Giuria composta da: Berislav Valusek, storico d'arte; Daina Glavocic, storica d'arte e Sabina Salomon, storica d'arte ha deciso unanimamente sulle seguenti premiazioni:
PREMI DELLA CITTÀ DI ROVIGNO:
I premio acquisto di 6 000 kn ed un prosciutto: Roberta Vilic
II premio acquisto di 5 000 kn ed un formaggio: Teresa Pavlovic
- premio del Museo civico 5 000 kn: Damir Stojnic
- premio per l’arte applicata: Sasa Vadanjel
PREMI ACQUISTO DEGLI SPONSOR:
(l’ammontare dei premi è di 4 500 kn caduno)
1. Premio acquisto della Comunità turistica della città di Rovigno: Korana Lukic Suran
2. Premio acquisto dello studio “Emmemme” di Rovigno: Marcelo Brajnovic
3. Premio acquisto dell’ “Arh studio” di Rovigno: Nikola Razov
4. Premio acquisto della “Maistra” di Rovigno: Aleksandar Garbin
5. Premio acquisto della “Mirna” di Rovigno: non e' assegnato
6. Premio acquisto della “Esel” di Kurili: Dražen Vitolović
7. Premio acquisto della “Abilia” d.o.o. di Rovigno: Luka Nreka
Biografia
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Rovigno, pittoresca cittadina istriana, un tempo città insulare divenuta poi penisola circondata da isole e da una magnifica natura. Dalla preistoria al Medio evo ha costruito e custodito una struttura urbana unica ed ha tramandato il mito dell’Atlantide rovignese – Cissa, città sommersa, dalle cui rovine si eleva la sommità dell’isola su cui le mani laboriose dei pescatori costruirono case ammassate che hanno dato vita ad un’infinità di tetti e calette. Creata così, quasi artisticamente, di aspetto incisivo, con formazione mediterranea ed armoniosa, la città tutela la leggenda della martire paleocristiana S. Eufemia di Calcedonia. È proprio alla santa e alla chiesa in cima al monte dedicata a lei che conduce, dai piedi della città, la via Grisia, la quale, salendo verso il monte lungo una gradinata singolare, si dirama in una rete di vie, viuzze e piazzette secondarie. Deve il suo nome alla pittoresca ed antica lastricatura in pietra a forma di lisca. La via della città che fu nel passato località di pescatori, agricoltori e operai, oggi è il suo segno distintivo ed un’interessante meta turistica.
Negli anni ’60 del secolo scorso, nel periodo del maggior sviluppo turistico della città, a Rovigno giungevano turisti da tutta l’Europa: dai conflittuali blocchi orientale ed occidentale. Fu il periodo della costruzione di grandi complessi alberghieri per la sistemazione dei turisti provenienti dalla Germania, Italia, Austria, Inghilterra e Svizzera. A Scaraba venne allestito un campo per la gioventù, dove affluivano i turisti dell’Unione sovietica. Si ampliava la rete degli affittacamere privati e tutti i contenuti correlativi al turismo. All’improvviso, i contenuti culturali divennero parte essenziale dell’offerta turistica. In queste nuove circostanze, gli artisti autonomi erano alla ricerca di nuove possibilità. Nel periodo in cui non c’erano gallerie private o erano una rarità, bisognava far qualcosa. Vennero a crearsi i presupposti per l’apertura di gallerie private che, nel periodo del socialismo, era più consono chiamarle atelier. Gli eventi attorno alla Grisia indicano che quello che si è fatto è stato fatto in fretta, sfruttando il momento, perché per qualcosa di più mancava il tempo: una mostra nella via principale del nucleo storico, un’esposizione all’aperto, sui muri delle case da entrambi i lati della via e nella via stessa, nella via che gradualmente si arrampica verso il “monte rosso” (Mile Stanković, catalogo “Grisia 78”) su cui domina la chiesa di S. Eufemia con il campanile di tipo veneziano. Una via caratteristica di Rovigno, con punti che si restringono e di allargano, serpentina e a gradini, senza automobili, come se fosse stata creata per delle esposizioni. I turisti quasi sono tenuti a percorrerla o salendo o scendendo. Ecco, l’atmosfera dell’atelier nell’ambiente urbano e l’occasione per offrire a tutti i turisti a pari merito le proprie opere d’arte.
La fondazione dell’atelier sotto la volta del cielo, nell’arteria principale del nucleo storico, dove tutti possono parteciparvi, è stata un’idea di un gruppo di artisti aderenti alla Colonia artistica rovignese. In innumerevoli articoli comparsi sui quotidiani nell’ultimo quarantennio e più, incontriamo il dato che la Colonia artistica di Rovigno fu la prima e la più copiosa associazione del genere sul territorio dell’ex stato (Dieci anni di vita della “Colonia artistica rovignese” / Deset godina postojanja “Rovinjske umjetničke kolonije”, Glas Istre, 19 VII 1963). Membri della Colonia artistica non erano soltanto artisti di arti figurative, ma scrittori, poeti, artisti di teatro e cinema, musicisti, uomini di scienze, registi …. Tutta una comunità accademica. Grazie al favorevole collegamento comunicativo da mare e da terra, Rovigno era relativamente facile da raggiungersi. I membri più numerosi venivano da Zagabria e Belgrado e giungevano con la linea ferroviaria diretta Belgrado–Zagabria–Lubiana–Rovigno.
I membri della Colonia artistica di Rovigno erano già da una quindicina d’anni parte attiva della società rovignese e promotori di tutti i più importanti avvenimenti culturali della città (Una nuova istituzione nel palazzo Califfi – il Museo di Rovigno, Panorama, 5 X 1954). Non sorprende perciò che sia stato così anche per la fondazione della Grisia. C’era bisogno soltanto di un motivo, qualcosa che li avrebbe stimolati, l’ispirazione del momento. Ed ora, nell’ambito del quarantesimo anniversario della Grisia, non sono in tanti a ricordare e a sapere come si sia manifestato l’evento della Grisia. Ricordo che spesso, lo scomparso Ljubo Škrnjug, raccontava la storia di come sia nata la Grisia, dandole un accento di aneddoto simpatico e mitico. Egli stesso ne fu uno dei fondatori e secondo il suo racconto, lo stimolo fu dato dall’arrivo di una nave piena di Americani e dal desiderio dei membri della Colonia artistica di vendere le loro opere a turisti abbienti. Veramente! Lo sta a testimoniare anche l’articolo comparso sui giornali intitolato “120 Americani a Rovigno” con il sottotitolo “Hanno acquistato 12 opere di pittori della Colonia rovignese" (La Voce del Popolo, 13 X 1966). Nel medesimo articolo si può leggere che i turisti americani, amanti dell’arte, erano giunti con la nave “Liburnia” da Venezia, gita organizzata dall’agenzia turistica “Atlas”. Fra l’altro visitarono il museo e acquistarono 12 opere d’arte. In crociera lungo l’Adriatico, fino a Dubrovnik, volevano conoscere il nostro patrimonio artistico e culturale e le bellezze naturali. Ritenuto che questi 120 Americani erano soltanto i precursori dei futuri turisti che sarebbero giunti dall’America, diceva Škrnjug, già l’anno successivo, 1967, i membri della Colonia artistica avevano esposto nel museo ed organizzato la mostra di vendita Ex tempore in via Grisia.
Questo fu l’inizio della Grisia – la mostra giornaliera lungo l’omonima via rovignese, che si svolge la seconda domenica del mese di agosto. Secondo le parole di Zdenko Gradiš, nel primo volantino della “Grisia” del 1969, il fine che si era prefisso tale avvenimento era quello di “creare l’atmosfera di un atelier in uno spazio aperto” (Zdenko Gradiš, catalogo “Grisia 69”). Antun Šoljan paragona la Grisia con la via degli artigiani di una città medievale. “Sembra come se nelle opere esposte nella via si esprimessero spontaneamente il carattere popolare della creatività e la democraticità dell’arte. Nella strada cittadina partecipiamo alla gioia di coloro che le creano a diretto contatto con il consumatore dell’opera.” Riconosce il carattere fieristico, popolare e facoltativo dell’evento e conclude infine che una maggiore inclusione dei dilettanti locali rovignesi ne contribuirebbe (Antun Šoljan, catalogo “Grisia 76”).
Le opinioni differiscono, tanto che da trent’anni a questa parte ai critici più loquaci della Grisia disturba proprio questo carattere popolare e la sua democraticità. Nel lontano 1975, Josip Škunca, in un articolo di giornale asserisce: “Per alcuni l’evento artistico rovignese della stagione è la mostra collettiva nel Museo civico, per altri è la Grisia. Dicono che l’esposizione collettiva sia una manifestazione più seria di una sagra popolare in piazza, per cui taluni della Colonia non rispondono all’invito.” (All’ombra della tollerabile Grisia, articolo comparso sul giornale il 21.08.1975.). E la Grisia, come per dispetto, tutti gli anni diventa ciò che Antun Šoljan le attribuisce come una sua dote. Questo avvenimento, quasi da sé, si trasforma in quella che Šoljan vede come istituzione cittadina di autori dilettanti, la cui attività si protrae lentamente a tutta la stagione estiva come parte della vita autentica di Rovigno.
Oltre alle tecniche artistiche di tutti i generi e all’infinità di artisti espositori che si possono incontrare nella via lastricata in pietra, la Grisia tendeva alla contemporaneitá. Per molto tempo gli organizzatori non avevano intravisto i valori che avrebbero potuto arricchire la Grisia con nuovi contenuti artistici e si opponevano ai partecipanti del genere. Gli organizzatori sottovalutavano i giovani artisti d’avanguardia, cercavano di emarginarli, evitando di inoltrare loro l’invito di partecipazione alla mostra o respingendo la loro iscrizione. Questa circostanza venne testimoniata da Pino Ivančić sulle pagine del giornale giovanile polese IBOR. Nelle sue considerazioni, Pino Ivančić si domanda: “…se un tale possa essere tolto di mezzo per il suo aspetto fisico oppure …?” e continua a chiedersi perché l’organizzatore non mandi più l’invito alla sezione artistica “Uljanik / Scoglio Ulivi” di cui era membro lui stesso (IBOR, 1978). I giovani autori di performance venivano etichettati come decadenti anche dai più famosi critici d’arte e di conseguenza venivano accantonati anche dai membri della giuria. Così, Josip Škunca, nell’articolo già menzionato, continua: “È opinione generale che domenica, quando si è svolta la Grisia ’75, l’arguzia maggiore sia stata quella del giovane Mohorović in collaborazione con uno dei suoi colleghi. Questo amico anonimo del ‘super avanguardista’ Mohorović é rimasto disteso in strada dalle dieci del mattino alle sette di sera, quasi senza muoversi, mentre dalle spalle gli scolava il color rosso del sangue”.
Giaceva così il futuro messia dell’arte su un sottile tappeto. All’ombra delle pittoresche facciate, vittima di un happening in ritardo e della body–art d’extravanguardia, mentre il suo espositore (Mohorović), di tanto in tanto, da un fustino per le immondizie (!) estraeva una bottiglia di bibita e si rinfrescava a conto dell’inconsueto esposto.
La giuria.., nonostante il grande sacrificio dei due promettenti autori e l’indubbio interesse per l’esibizione artistica che hanno subito pazientemente, per non dire che hanno presentato ovvero esposto, ha conferito la sua fiducia ad un altro giovanotto …” (All’ombra della tollerabile Grisia, articolo di giornale, 21.08.1975).
Per fortuna, l’arte è indistruttibile, adattabile, paziente ed ostinata, perciò alla Grisia, quasi dai suoi inizi, si evidenziano tutte le espressioni artistiche. Scuole d’arte, correnti, opinioni, atteggiamenti e tecniche diversi alla Grisia stanno spalla a spalla. Sono presenti anche un certo spirito di concorrenza, premiazioni, delusioni e gioie. La Grisia, in quell’unica giornata dell’anno, in quella soleggiata domenica d’agosto, si trasforma in dialogo, in scambio di opinioni ed esperienze fra gli artisti. Stanno assieme vecchi e giovani, maestri e discepoli, professionisti e dilettanti, artisti veri e coloro che desiderano diventarlo, gente che si diverte e gode ed infine coloro per i quali l’arte è soltanto un mestiere.
Se dovessimo tralasciare i motivi della fondazione della Grisia, l’evento stesso potrebbe inquadrarsi in un movimento artistico dell’arte contemporanea d’avanguardia. La performance potrebbe esserne la vera espressione, perché include quattro fondamentali elementi di questo palco del teatro d’avanguardia: lo spazio, il tempo, gli artisti e il rapporto reciproco fra artista e visitatore (la partecipazione alla gioia di colui che crea a diretto contatto con il consumatore dell’opera - Šoljan) e può includere anche altre attività come, ad esempio, la musica.
La grande scena si svolge dall’arco dei Balbi, salendo e scendendo per tutto il giorno lungo la via serpentina e allo stesso tempo significa storia, tradizione e simbolo della città degli artisti. Questo è tutto ciò che la Grisia vanta sin dall’inizio e per tutti i suoi quarant’anni.
Rovigno, luglio 2007; Dario Sošić, curatore superiore
dario.sosic@muzej-rovinj.com |
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