Mostre
14.7.2009 - 13.8.2009
Museo civico (Piccola Galleria)
mostra personale: Davor Mezak, Purificazione
Nel modo in cui creiamo tutto cambia costantemente. Nuove forme vengono create e distrutte e associate ad altre forme riassorbite nel mainsteam culturale. Almeno così hanno constatato Darren Franich e Graham Weatherly nel nuovo numero di McSweeneys.
„Purificazione II“ è il titolo della nuova opera di Davor Mezak. Davor Mezak ha creato l’opera rovistando fra una delle sue precedenti, le ha tolto la polvere e le ha dato un’altra finalità per darle nuova vita. Vent’anni fa, quando l’opera aveva avuto origine, l’opera video di 2.2 minuti era intitolata “Lavandino” ed era stata presentata principalmente a manifestazioni cinematografiche. Questa volta Mezak usa il materiale video grezzo e lo trasforma in un’installazione video ambientale che trova posto nel Museo civico di Rovigno.
La cosa interessante nell’esecuzione stessa sta nel fatto che Mezak fa un passo indietro, abbandona il materiale prodotto successivamente e ritorna alla “materia prima” com’era stata ripresa, e in tal maniera tratta la ripresa video come se fosse argilla o qualche altro materiale di base. Nel farlo mette in luce il processo stesso di lavoro, e così la sirena del film di due minuti e mezzo originale emerge per prendere fiato. E porta anche tutti gli altri personaggi dinnanzi alla camera, divertendosi prima e durante l’emersione in un lavandino trasparente.
“Il lavandino” è caratterizzato da un completo lavoro di regia. Il risultato è fra sogno e veglia, fra esseri mitologici ed esseri reali, fra persecutori e vittime, fra sensualità e castità, evocando contemporaneamente lo scorcio dell’immaginario hollyvoodiano dai film dell’orrore alle favole per bambini. D’altra parte, la “Purificazione” rappresenta una serie di particolari video performance in cui ogni attore che ne fa parte porta qualcosa di suo nei momenti prima e dopo l’immersione. Il processo stesso della ripresa viene scoperto.
Tuttavia, Mezak non si è lasciato sfuggire del tutto dalla mano la bacchetta di dirigente.
Le sue sirene maschili e femminili sono tenute assieme dall’atmosfera che risulta dalla lente dell’acqua. Nell’acquario prende vita ciò che è di femminino (anche nei personaggi maschili), l’inafferrabilità, l’eterismo e la spiritualità di ciò che ci innamoriamo.
Il prisma acqueo ha rallentato il movimento, ha reso più docili e belle le forme, ha dato loro la leggerezza del passo di danza.
Inoltre qui c’è anche il suono che evoca il fresco rumore delle onde che battono sul corpo e il grido infantile un po’ orribile “nuota, nuota!” e il pianto. Tre sequenze diverse si collegano così in un’unica istallazione video.
Possiamo concludere che a Mezak, in quest’opera, non interessa né la sessualità, né la moda artistica, né lo spettacolo in qualsiasi altro senso. Prima si potrebbe dire che gli interessa l’abbattimento e la ricostruzione anche duplice e la regia di un singolare (piacevole) incontro attraverso la lente acquea.
Biografia
Davor Mezak è nato il 19.07.1968 a Zagabria. Ha portato a termine la Scuola d'arte applicata a Zagabria e ha conseguito la laurea all’Accademia delle belle arti di Zagabria nel 1995 nella classe del prof. Ante Kuduz. Dal 1992 espone regolarmente a mostre in Croazia e all’estero. È membro della Società croata degli artisti d’arte figurativa - HDLU e di alcune associazioni non proficue.
davor.mezak@gmail.com |
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