Mostre
7.7.2009 - 25.7.2009
crkva sv. Tome
mostra personale: Amela Frankl
LA FRUSTA
L'arte, come la filosofia o la scienza, non è comunicativa, né contemplativa, né riflessiva, bensì esclusivamente creativa.
Gilles Deleuze
Già all'entrata una nera struttura metallica reticolare penetra nell'ambiente e restringe la visuale all'interno illuminato della chiesa. Viene sottratta la vista del vano spoglio. Sorge un'intuizione, ma non si vede niente. Si fa ingresso nei quadrati dell'inquietudine. Non si riesce a trovare la pace. La fredda rete metallica rimane incisa sulla pelle.
A.F. 2009
All'interno della chiesa l'artista, una volta, era un pittore di affreschi o uno scultore che trasportava le scene bibliche dal medium verbale a quello visivo per consentire ai fedeli di ammirarle durante la messa.
Oggi, invece, se all'artista viene concesso di usare l'interno di una chiesa, nella maggior parte dei casi ciò significa che la chiesa non è più in funzione poiché l'arte contemporanea, con il suo uso sfrenato dei medium e la sua missione sempre più spesso critica o attivistica, non può e non vuole più essere soltanto d'accompagnamento alla narrativa biblica. Così anche la chiesetta rovignese di S. Tommaso oggi è in funzione solamente in occasione della giornata del santo di cui porta il nome, mentre durante il resto dell'anno, o almeno in estate, la sua funzione sacra è subordinata a quella artistica.
Nella maggior parte dei suoi lavori Amela Frankl parte dallo spazio interno nel quale espone, sia che scelga autonomamente lo spazio espositivo, sia che accetti un invito a farlo. Per esempio, in occasione dell'esposizione nella galleria d'arte Karas, ha fatto un intervento nel contesto del luogo elitario in cui si trova la galleria, nascondendola agli sguardi e trasformandola in un luogo di pura contemplazione. Nella galleria VN ha trasformato lo spazio multiuso anche fisicamente, ponendovi un monumentale pannello divisorio in plexiglas. Nelle sue mostre in contesti urbani ha utilizzato delle scritte ispirate al modello delle insegne luminose, con contenuti di graffiti di altre città. Nella chiesa sconsacrata di S. Tommaso Amela, in armonia con il suo carattere – stile artistico (per dirla con Deleuze, lo stile comporta la capacità di balbettare nella propria lingua), ha indirizzato e limitato la circolazione e lo sguardo del pubblico.
Ha collocato nella chiesa una fitta rete in filo di ferro, a forma di gabbia, nella quale il visitatore può entrare. La gabbia penetra nella chiesa fino a metà della sua lunghezza, ovvero una decina di metri, e anche se non blocca l'ingresso nello spazio sacro, questo spazio, in un certo senso, recinge, creando una distanza dalla chiesa da ogni parte. Allo stesso tempo, la base in filo di ferro destabilizza il cammino, rende impossibile l'uso di tacchi alti o di ausili, intacca l'equilibrio della pietra piana del pavimento. La fitta rete non solo limita il movimento e il contatto con la membrana muraria e pavimentale della galleria, ma modifica anche la possibilità di osservazione dello spazio interno della galleria. Con la sua grata l'artista, come lei stessa dice, ha creato l'eccitazione e il desiderio di essere dall'altra parte, che il pubblico non noterebbe se potesse muoversi e guardare liberamente. Questo desiderio produce anche una frustrazione per l'impossibilità di entrare. Inoltre, la stessa gabbia offre l'esperienza fisica del disagio e dell'inquietudine.
Amela Frankl dice:
«Questo lavoro è molto intimo. Parla del mio disagio personale e della mia inquietudine. Un'esperienza che, da un lato, è molto astratta, metafisica; è come una necessità dell'umanità intera per poter progredire, per essere persone migliori. Il disagio è anche una mia esperienza molto personale perché deriva dall'esperienza del lavoro e della creazione. Creatività significa essere a disagio, in pericolo. Il disagio è un'esperienza molto positiva.»
Come nelle sue opere precedenti, l'artista cerca, bruscamente, di farci aprire gli occhi, di metterci in agitazione. E in questo suo intento lo spazio serve come fondamento per iniziare a parlare di temi come la vecchiaia e la solitudine, un viaggio mai intrapreso, la memoria, il grigiore, la necessità di un'astinenza creativa, un'ossessione di idee che si snoda a catena. Con i suoi interventi Amela Frankl introduce il pubblico in determinate situazioni spiacevoli ma necessarie, usando come mezzo principale i materiali: il ferro, la pietra, un plexiglas incisivo, una pellicola autoadesiva grigia, un enorme straccio stropicciato o una struttura in cartongesso che si può vedere nella vetrina di una galleria elitaria, oppure, come in questo caso, una grata di metallo. E il risultato, per le persone più sensibili, è di comprendere l'insostenibile prosaicità della vita.
Olga Majcen Linn
Biografia
Amela Frankl è nata nel 1963 a Zagabria. Si è Laureata in Pittura presso la Accademia di belle Arti di Zagabria nel 1988.
amelafrankl@yahoo.de |
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