Mostre
28.10.2008 - 23.11.2008
Museo civico
mostra personale: Djanino Bozic
BILANCIARE L’ORDINE
Sabina Salamon
Il testo si prefigge di far distinzione fra alcune idee delle opere di Đanino Božić esposte nella Galleria Zuccato a Parenzo e nella Galleria civica di Albona, e si tratta di opere che hanno avuto origine alcuni anni fa e che. Secondo il mio parere, vanno inserite fra quelle nate nell’influenza dei principi formativi delle Nuove tendenze. A conferma di questa constatazione rilevo che Đanino, nel corso degli anni novanta, ha agito nella purificazione radicale verso l’astrazione geometrica, e in base ai pochi documenti accessibili e a quanto detto dai suoi colleghi di studio, è stato possibile concludere che Đanino è stato maestro del gesto e dell’espressione e che i grandi formati non gli sono sconosciuti. Presuppongo che soltanto l’amore verso l’ordine ottico del quadro, che si accovacciava in lui in maniera latente, poteva condurlo a decidersi per la forma dell’arte concreta, analitica e geometrica.
Molti critici menzionano la propensione verso la varietà formale (M. Lučić, B. Valušek, J. Denegri), però qui aggiungerei che, nonostante la libertà di sperimentazione,l’adesione sistematica, e poi anche la scomposizione del linguaggio geometrico per Đanino è una costante, definitiva ed evidente dal 2000 in poi. Dal Diario su di me, pubblicato nel catalogo per la mostra nella Casa zagabrese della Società croata degli artisti di arti figurative / HDLU nel 2005, noto che l’amicizia con s Ivan Picelj e Getulio Alvijani ha inciso decisamente sul suo atteggiamento verso l’arte, e in certo qual modo anche sulle opere, senza trascurare la menzione che il contatto diretto con gli originali, è stato decisivo per le ulteriori priorità nell’arte (la solidità inappuntabile dell’esecuzione di tali opere sembra sicura di sé). E da quando ha abbandonato il gesto, i quadri sono diventati oggetti.
L’aspetto artistico di tali opere è concentrato sulla ricerca del valore ottico e matematico del lavoro, partendo dal fatto che la base della percezione visiva è l’effetto della bidimensionalità che ha origine sulla retina dell’occhio. Lo scopo di questo sperimento artistico non è l’improvvisazione, perché in fin fine l’opera deve essere otticamente completata. Per regola, il procedimento di creazione è determinato dall’algoritmo di un certo numero di passi, senza i quali la ricetta non avrebbe esito.
Se osserviamo il Primo ettaro del 2003, e poi anche alcune opere consecutive, comprenderemo che l’autore, attraverso le variazioni del rettangolo, bilancia continuamente l’ordine, e lo fa all’interno del campo ottico che si è impostato da sé con la cornice del quadro / dell’oggetto. E poi, le opere dimostrano che l’occhio traduce il fenomeno ottico in senso mentale che, per quanto sia scientifico o pseudoscientifico, può essere puro piacere – piacere della visione. Per conseguirlo, l’autore deve portare ordine allo scompiglio.
Di che cosa si tratta veramente? Nessun quadro non è casuale, e se osserviamo più profondamente la struttura del mondo, noteremo regolarità che si dimostreranno legate alle coordinare ambientali e temporali in cui si muove il nostro tempo soggettivo, e quindi anche l’esistenza e la percezione. E non penso soltanto alla simmetria come l’esempio più semplice della regolarità, ma al fatto che tutto esiste e perdura in rapporti canonizzati, tutti non visibili dall’occhio, e taluni si possono misurare, come il battito del cuore, in intervalli di tempo. Le opere di Đanino ci convincono che il rapporto di sente soltanto nell’opera riuscita, perché la struttura del quadro è modulare; così anche il rapporto fra Rilievo 25 e Rilievo 100 diventa chiaro secondo la tabellina delle moltiplicazioni per 4.
Tutti questi sono dati poco importanti se si esclude che fare un quadro senza errori è una sfida e qui la scienza ha la precedenza sull’emozione che indubbiamente sbaglia. Perciò il modulo del disegno di Ðanino 1:2 deve essere eseguito in un numero di varianti esattamente prestabilito, e ce ne renderemo conto osservandolo sistemato in successione come nella galleria rovignese di San Tommaso nel 2004.
L’arte che cerca di avvicinarsi alla scienza trascura in genere l’evidenza della calligrafia, come opera d’autore, così anche i disegni di Đanino sembrano non appartenere alla sua personalità, anche se tutti, fino all’ultimo, sono stati eseguiti a mano. Se comprendiamo questo fatto come un elogio alla mano dell’autore, tenendo conto dei minimalisti che hanno parlato a favore della produzione industriale, tecnologica inappuntabile in serie. L’elaborazione dei 16 tagliati diagonalmente o del Modulo 1 e 2 è proprio così solida, mentre il rilievo dei 400 piccoli monocromi ricorda la grafica generata al computer.
Per quanto nei testi dei cataloghi sia ingrato scrivere degli imperativi scientifici dell’arte, mi pervade il senso del pestare i piedi nell’acqua bassa con l’inevitabile menzione della formulazione della percezione secondo Merla Ponty, il quale spiega che la percezione del mondo, che ci viene offerto aperto e allo stesso tempo nascosto, avviene nella dimensione della riflessione in cui l’osservazione (del mondo materiale o di quello che c’è in noi) e la fantasia diventano forma di pensiero.1 Provate a sentirlo ora.
1 Maurice Merlau Ponty: Vidno in nevidno, Nova revija, 2002, Ljubljana.
Biografia
Ðanino Božić è nato nel 1961 a Pola. Ha conseguito la laurea di arti figurative alla Facoltà di pedagogia a Fiume. Espone in mostre collettive e personali dal 1984. Vive e lavora a Cittanova - Novigrad e a Labinci (Vergal 46, 52466 Cittanova - Novigrad).
tel: 052 757 473
jerica.ziherl@pu.t-com.hr |
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