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Mostre

11.9.2008 - 28.9.2008
Museo civico
mostra personale: Igor Grubic

Zavičajni muzej Grada Rovinja
PRIMA E DOPO LA BUFERA (Sandra e Igor)

Prima della bufera
Dieci anni dopo la sua ultima visita a Zagabria, la mia ragazza di quel tempo, Sandra di Belgrado, è stata mia ospite.
Abbiamo trascorso le vacanze estive all’isola di Silba che negli anni ’70 era una particolare comunità artistica. All’improvviso iniziò a piovere a dirotto. Correvamo coperti con asciugamani dai colori accesi e questa scena di noi due vaganti per alcuni chilometri fra petraie, il boschi e macchia mi inspirò a fotografarci.
In quel momento mi sembrò come se stessimo creando un nuovo folclore universale senza la caratteristica di elementi culturali o nazionali.

Dopo la bufera
Durante le vacanze estive in Grecia, Sandra ed io ci siamo nuovamente fotografati con gli asciugamani. In questa serie di fotografie durante le vacanze, in una leggera atmosfera estiva, potevamo sembrare degli oziosi turisti occidentali che fantasticano e vanno in cerca di avventura, esotica e gioco con varie identità. In parte fu proprio così, ma in seguito capii che questo atto era come un certo rituale che cercava di far rivivere un rapporto che stava andando verso la sua fine.
Quello che a prima vista non si vede sulle fotografie, ed è rimasto dietro a tutte le interpretazioni, è che la prima fotografia era stata scattata all’inizio del nostro rapporto e le altre alla fine.
Credendo di giocare, prendevamo delle pose che delineavano uno schema tradizionale nei rapporti fra uomo donna. Perciò rimasi sorpreso quando alla partenza Sandra mi disse che quello che mi aspettavo da una donna, ovvero da lei stessa, nel nostro rapporto, è espresso proprio in quelle fotografie, e che quello su cui bisognava impegnarsi era il ravvedimento dei propri schemi patriarcale-conservativi. Disse inoltre che mi presento come un tipo liberale, esente dalle distinzioni tradizionali, ma che mi comporto e mi aspetto proprio il contrario.
Soltanto quando mi lasciò e quando il dolore dovuto a questo distacco mi perseguitò spietatamente per alcuni mesi, riuscii a comprendere quanto fossi stato rigido nel rapporto con lei e quanto nei bisticci abbia seguito testardamente una certa ostinazione e intransigenza maschile. Fu allora che mi si fece chiara l’immagine di tutte queste situazioni e presi coscienza di quanto sia stato in verità cieco.
2001-2007

ANGELI DAL VOLTO BRUNO

Alla vigilia del cinque ottobre 2000 mi sono trovato a Belgrado. Dall’altoparlante in piazza ho sentito l’informazione che i minatori di Kolubara erano entrati in sciopero in segno di protesta. Alcune migliaia di persone erano andate a sostenere i minatori. Questo avvenimento aveva segnato l’inizio della fine del regime di Milošević. In maniera simbolica indicava sia la fine del secolo sia la fine del socialismo nell’ambito della ex RSFJ.

Lo sciopero ebbe un grande significato, considerato che il 50% dell’energia elettrica complessiva della Serbia si ricava dall’attività di questa miniera. Perciò, in quel momento i minatori avevano la possibilità di influire sui cambiamenti politici nel paese. Questo atto dei minatori riconfermò il fatto che i lavoratori hanno il potere di cambiare il corso della società, se tale forza riesce a prendere coscienza ed essere unita nei suoi intenti.

Ispirato da tali eventi, decisi di elaborare un’opera site specific per il Museo d’arte contemporanea di Belgrado. Iniziai a riflettere sulla monumentalità della scena e delle immagini del periodo socialista che esaltavano il ruolo dei lavoratori. Quando nei miei incontri con i minatori parlai dell’arte, il discorso si incentrava in genere verso il film. I film di Kosturica con elementi di surrealismo erano per la maggior parte di loro il concetto di libertà creativa e qualcosa che era loro vicina e riconoscibile. Con il dirigente del sindacato che partecipò all’organizzazione dello sciopero del 2000 parlai del film di Wendersonv “Il cielo sopra Berlino” e tale film divenne la chiave per l’interpretazione di quest’opera. L’angelo scende fra la gente ed incita gli altri angeli, scesi prima di lui, ad aiutare l’umanità. Avendo deciso di rimanere sulla terra, gli angeli rinunciano alle ali e all’immortalità e diventano minatori.

Il titolo dell’opera indica la situazione paradossale che abbiamo vissuto in questi spazi negli anni novanta: da una parte i minatori, nonostante il loro lavoro travagliato ed onesto, esistenzialmente al limite della povertà, rimangono con le mani pulite e la coscienza a posto, mentre dall’altra parte, i politici e tutto il sistema governativo che avrebbero dovuto essere l’esempio. ‘i migliori dei migliori’, a causa della violenza verso la cittadinanza, della loro avidità e delle luride malversazioni, avevano in realtà le mani e le guance sporche.

VELVET UNDERGROUND

Nel penitenziario per i reati gravi di Lepoglav ho intervistato alcuni carcerati che si erano annunciati volontariamente per partecipare a questo progetto. Nell’intervista mi ero concentrato sulla loro infanzia: che a cosa piaceva loro giocare da piccoli, con quali eroi si identificavano, quali caratteristiche di tali eroi piacevano loro e perché, che cosa sognavano di diventare da grandi ….
Il progetto durò alcuni mesi. Scelsi quattro interviste. Siccome nelle carceri è presente un forte machoismo, i prigionieri furono etichettati e derisi di essersi fotografati nei costumi di animali di peluche. Perciò mi fotografai anch’io con tali indumenti.

Da adolescente anch’io mi muovevo fra il gioco e la realtà, sperimentando gli stupefacenti. Quest’opera è dedicata a gente simile a me, che si è persa a causa della droga, che ha perso la vita o è finita in carcere. Durante le visite che facevo loro riflettevo spesso quali fossero le possibilità di una prevenzione sociale per non farli finire in carcere, per non anatomizzarli. Come succede che l’uomo venga a trovarsi in un luogo così triste e isolato, come succede che si perda in tal maniera…?

In questo progetto volevo dare il peso maggiore al mondo infantile, al periodo in cui tutti siamo innocenti, spensierati, e quando crediamo che ci aspetta un futuro luminoso. Si presuppone che da bambini tutti abbiamo certe predisposizioni uguali, ma purtroppo la maggior parte della gente che finisce in carcere ha avuto veramente un’infanzia difficile. Riflettevo come la società avrebbe potuto proteggerli a quell’età. Perciò nel progetto ho voluto concentrarmi sulla crescita, sul periodo in cui la società e i genitori hanno la possibilità di influire sulla peculiarità di qualcuno e quindi anche sul suo futuro.

Nel sistema scolastico dovremmo dedicarci di più alle necessità esistenziali della gente comune – allo sviluppo della creatività, all’elevamento dell’autostima, a parlare dei problemi che la tormenta, perché quando un bambino vede che anche gli altri bambini affrontano i medesimi problemi, diverrà più aperto e più sicuro di sé. Ricerche scientifiche hanno dimostrato che negli ambienti in cui nelle scuole si sono svolti programmi del genere c’era meno violenza, crimini e depressione. Se teniamo conto di questi fatti, non mi è chiaro che tali programmi d’azione con i bambini non vengono eseguiti dappertutto. Quando nella società si cambierà veramente qualcosa con serietà sul tema del lavoro con i bambini nel sistema scolastico, avremo una società più sicura e più felice.
Zagabria, 2002.

Biografia

 

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