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7.8.2008 - 31.8.2008
Museo civico
mostra personale: Djordje Jandric

Zavičajni muzej Grada Rovinja
Il sistema delle figure geometriche primarie, del quadrato in cui sono disegnati il cerchio e il triangolo equilatero, nell’opera dello scultore zagabrese Đorđe Jandrić indicato come Mucchio / Hrpa ha avuto origine, accanto alla metastasi numerica dello spazio, dalla caratteristica completa della sua espressione artistica. L’organizzazione di questo sistema, in effetti, di questo segno, rappresenta la proiezione della base e dei lati del cono che è la base o la struttura della configurazione di ogni mucchio. E il mucchio, per Jandrić come scultore, ha un significato simbolico. Con il concetto di mucchio, indipendentemente dalle sue dimensioni e dalla composizione costruttiva, sia un mucchietto di sale, un cumulo di rifiuti o infine, una montagna, Jandrić intende la prescultura, la forma primordiale il cui principio sedimentale di deposizione graduale e di formazione di un universo determinato da forze naturali, fisiche. La varietà dei mucchi nella realtà trova il suo equivalente nelle traduzioni creative di Jandrić del segno del Mucchio, come elemento attivo, immanente e impostazione dei suoi disegni, installazioni e sculture. Tuttavia, la trasformazione del segno in ‘volume pieno’ si svolge su un piano mentale. Nelle installazioni ambientali, l’inclusione di parti dell’architettura che per forma imitano alcuni degli elementi del segno oppure il ready-made con oggetti che alludono alla costruzione, ha inizio il momento della formazione, e con ciò dell’evocazione del ‘volume’ del mucchio nella coscienza dell’osservatore. Nei disegni poi, nei quali si tratta del segno rappresentato su una superficie bidimensionale, l’effetto della voluminosità risulta dal procedimento stesso e dal tempo necessario per la sua esecuzione. Infatti, Jandrić, con la copertura sistematica degli elementi del sistema o del segno tratteggiata da matite di grafite in tutte le direzioni, consegue un effetto chiaro scuro che provoca l’impressione della separazione del volume dal piano della carta, specialmente nei formati maggiori, dura anche alcune settimane, visualizza la scena della durata della sua crescita e della separazione dalla superficie planimetrica. Insistendo sul concetto geometrico del segno disegnato a mano, Jandrić sottolinea la struttura naturale del mucchio, e con il contorno irregolare, non trattato in maniera severamente geometrica inscena il movimento, cioè la sua osservazione. Infine, se tutto il materiale usato per un singolo disegno venisse ridotto al suo stato originale, più esattamente se venisse abraso dalla superficie della carta, si giungerebbe semplicemente ad un mucchio di grafite. Perciò, i disegni di Jandrić rappresentano una tautologia sui generis, sono dei volumi effettivi trasportati su un piano sottoforma della loro riflessione mentale, di un’immagine voluminosa il cui processo di evento è basato sulla riflessione dello scultore.
La peculiarità di questa mostra è senz’altro l’installazione che con certe riserve potremo caratterizzare come Mucchi ‘anamorfosi’. Sebbene quest’opera sia stata eseguita per la prima volta ad Eschen (Liechtenstein) nel mese di maggio di quest’anno, nell’atelier dell’artista Brigitte Hasler, questa è la sua prima presentazione in assoluto in una galleria croata, tenendo conto che questa versione ha un concetto lievemente modificato ed ampliato. Questa è d’altronde la prima volta che Jandrić, internamente al sistema del Mucchio, si serve del cubo come cornice plastica della proiezione del segno. Però, va fatto notare che il cubo del resto, ovvero la traslazione del quadrato, sta all’inizio della sua esperienza e dell’investigazione della scultura a livello mentale. L’opera ad Eschen ha sottinteso uno scheletro del cubo trovato di destinazione ignota, appeso al soffitto da un angolo. La visione di una delle sue facce, osservata da un punto preciso, è stata notificata e disegnata sul pavimento sottoforma di quadrato contorto. Seguendo queste dimensioni imposte del quadrato deformato, Jadrić ha disegnato le altre parti rimanenti del segno, il cerchio e il triangolo. La prospettiva allungata della struttura del disegno cui si è giunti ricordava le scene dell’anamorfosi, la presentazione d’immagine fratturate che, prendendo una posizione particolare, diventano facilmente interpretabili in tutta la loro regolarità. Perciò, non si è trattato tuttavia di anamorfosi nel pieno significato della parola, ma di struttura che appena assomigliava ad essa. A differenza dal cubo menzionato precedentemente, quello ‘rovignese’, proprio a tale scopo, è eseguito in legno e fissato in un suo angolo ad un piedistallo. Invece di una proiezione, quest’opera ne offre tre, tre distorsioni prospettive che nella sua serie successiva indicano le innumerevoli possibilità e trascrizioni visive del segno. Ampliando, prolungando parte di un quadrato sul muro della galleria, Jandrić intensifica la plasticità della scena, promovendola nella terza dimensione, dove troviamo l’idea di condurre tutto l’ambiente sotto il segno.
E diciamo infine, se i disegni in questo ‘gabinetto delle meraviglie’ di Jandrić rappresentano un universo ben assestato e sicuro, a cui troviamo riscontro nella rappresentazione di Kepler, nei gravur dell’edificio del mondo con corpi platonici, con il cubo, il tetraedro e la sfera sistemati uno nell’altro (Mysterium Cosmographicum, 1596), allora le visuali a cui si giunge guardando attraverso il prisma del cubo, nell’installazione indicano l’immagine alterata del mondo, quell’altra natura nascosta e mistica della morfologia del Mucchio.
‘Perché’, infine, ‘ogni fenomeno anzi deve essere osservato in duplice prospettiva, in quella ‘naturale’ e ‘contronaturale’ (Gustav R. Hocke, Il mondo come labirinto).

Borivoj Popovčak

Biografia

Zavičajni muzej Grada Rovinja

È nato il 7 dicembre 1959 a Zara. Nel 1975 si è iscritto agli studi di architettura all’università degli studi a Zagabria, che interrompe nel 1978, quando s’iscrive alla Sezione didattica dell’Accademia delle belle arti a Zagabria e agli studi di storia dell’arte presso la Facoltà di lettere e filosofia a Zagabria. Si laurea nel 1985 nella classe del prof. Josip Bifel e consegue il titolo di professore di educazione artistica ed arti figurative. Dal 1985 al 1991 lavora come insegnante di scuola elementare e media superiore. Dal 1985 è membro della Società croata degli artisti delle belle arti a Zagabria e dal 1993 membro della Comunità croata degli artisti autonomi. Dal 1981 espone regolarmente in mostre personali e collettive nel nostro paese e all’estero e per le sue opere gli sono stati attribuiti dei premi molto ambiti. Dal 2007 insegna scultura all’Accademia d’arte applicata a Fiume.

ddjandric@gmail.com

 

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